Cinque programmi (e un dispositivo folle) che mi hanno aiutato a scrivere tanto e a lungo

1. Sprinter & Freewrite Traveler

Disponibile per: web (Sprinter), device a sé (Freewrite & Freewrite Traveler)
Costo: gratuito (Sprinter), $549 (Freewrite classica & Freewrite Traveler… non sparate, vi prego XD)

Ok, ok, mettete giù quei fucili. Device di scrittura?! Chi spenderebbe una cifra così folle per un coso che ha la sola funzione di farti scrivere? Io, a quanto pare, seppur con uno sconto considerevole causa campagna Kickstarter… ma andiamo per ordine. Ammetto, battendomi il petto, che si tratta di una spesa abbastanza folle, ma la mia passione per i dispositivi che permettono di SCRIVERCI COSE SOPRA <3 ha radici molto profonde. Quando ero bambina, mio padre – che invece aveva una passione smodata per tutto ciò che era tecnologico in generale, e so benissimo da chi ho ripreso XD – possedeva una Psion Series 5 che usava per lavoro. Io ero un coso piccolo che pasticciava sul computer allo scopo di scrivere, e gliela fissavo con estrema cupidigia, anche se non ho mai ricevuto il permesso di usarla. Credo sia tutto partito da lì: mio padre non c’è più da tantissimi anni, la Psion è finita chissà dove, ma è possibile che la mia fissazione abbia dei risvolti mi sto giustificando, sì molto pratici. Con i miei problemi motori, infatti, portarsi anche solo il portatile in giro è abbastanza un’impresa: ho provato nel 2010 con i netbook, che purtroppo avevano una schifezza di prestazioni che si percepivano benissimo, ed ho sognato tutta la vita un qualcosa di minuscolo come quella mistica Psion, senza più trovarlo. Ho scoperto – non ricordo più quanto tempo fa – Astrohaus, una piccola azienda statunitense che è riuscita, inizialmente tramite campagna Kickstarter, a produrre vere e proprie macchine da scrivere digitali, con tastiera meccanica e schermo e-ink e sincronizzazione cloud via wi-fi, tramite Postbox, il loro servizio cloud proprietario. L’intento è permettere di scrivere senza distrazioni e senza possibilità di tornare indietro, per evitare la trappola dell’editing compulsivo. Ora, a guardare la Freewrite, voi direte portatile de che, è ‘na bestia, che c’entra con la Psion?! È un’obiezione che non fa una piega: il concetto un po’ steampunk – se mi passate il termine – attorno a cui ruota la filosofia della Freewrite strizza l’occhio un po’ al cloud e un po’ al retro ed è esattamente il tipo di cosa che mi affascina. Ci si scrive sopra senza poter ritoccare il testo, come nella più classica delle macchine da scrivere, in quanto non è disponibile nessun tipo di cursore. Tuttavia, seppur suscitasse la mia curiosità, l’acquisto mi è subito sembrato una pazzia considerevole, in quanto avrei provato volentieri qualcosa dal sapore un po’ vintage, ok, ma non avevo assolutamente quella cifra, non avendo un lavoro. Anche ad avercela avuta, poi, avrei optato, eventualmente, per qualcosa di piccolo, come la Psion o un Nokia con la tastiera, considerato che casa mia è minuscola: se entrava la Freewrite dovevo uscire io e vivere in corridoio XD. Mi sono accontentata di Sprinter, l’app gratuita di Astrohaus, da utilizzare esclusivamente lato browser. Ha l’interfaccia completamente sgombra e permette di scegliere fra un obiettivo per numero di parole, un obiettivo per numero di caratteri e uno a tempo. Oltretutto, fedele al dispositivo che simula, permette di modificare quanto scritto solo cancellandolo tramite backspace. Ci ho scritto tanto e con estremo piacere. L’interfaccia assomiglia vagamente a quella di Write or Die, ma gli manca l’anima aguzzina, per cui ci si scrive tranquilli quando non si ha voglia di farsi venire un embolo XD. Pur non possedendo nessuno dei loro dispositivi, mi ero creata l’account Postbox per permettere al sistema di conservare i miei scritti. Così, complice il fatto che la Freewrite fosse un affascinante elefante inadatto alla mia piccola gabbietta, la mia sete si è placata. Le cose sono cambiate quando, nel 2018, Astrohaus ha lanciato una campagna Kickstarter per la produzione di una versione superportatile denominata Traveler. L’obiettivo, a livello di finanziamento, è stato raggiunto, ma la Traveler è stata lanciata solo adesso sul mercato, dopo due lunghi anni di attesa. Me ne sono innamorata da subito e il mio cervello ha cominciato a lampeggiare un grosso OMGECCOLA. A livello di design, è quanto di più simile alla Psion di mio papà (anzi, è molto più elegante), è più trasportabile di un portatile e fa quello che il mio netbook si rifiutava di fare: farmi scrivere in santa pace. Di nuovo, all’epoca, anche se fosse stata disponibile, non mi sarei potuta nemmeno sognare la spesa (e, francamente, non avrei potuto neppure perdonarmela). Ho continuato ad utilizzare Sprinter… almeno fino a che Astrohaus non ha annunciato, qualche mese fa, che le Traveler erano pronte per essere spedite, e che il prezzo (quasi dimezzato) della campagna Kickstarter sarebbe stato disponibile sul loro sito. Io – che nel frattempo, dopo due anni, il lavoro l’ho trovato – ho cercato di resistere in tutti i modi X°DD: ho riesumato il mio netbook, già mezzo morto nel 2012, e gli ho aggressivamente installato Linux, ma la RAM ululava di dolore. Decisa a non cedere, ho comprato un tablet Android di fascia bassa, gli ho appaiato la tastiera bluetooth (provandone una caterva, senza che nessuna riuscisse a soddisfarmi, dato che uso un sacco di caratteri speciali) e ho provato tutti i software di scrittura esistenti per Android, tutti bocciati, Notion escluso, che non lo è XD. Tutt’a un tratto, ho deciso che avrei ceduto e l’ho comprata. La Traveler è una specie di minilaptop richiudibile, è dotata di un piccolo schermo a inchiostro digitale e di uno schermo secondario in cui è possibile ciclare, tramite tasto apposito, una serie di schermate e cronometri che indichino orario, connessione wi-fi attiva o meno e numero di parole scritte. Non è illuminato a LED, come accade invece per la Freewrite classica, e avrete quindi bisogno di una fonte luminosa esterna per vederci mentre scrivete di sera. Per ragioni di spazio, la tastiera non è la stessa della Freewrite classica, che monta una Cherry MX bella massiccia, bensì la tastiera meccanica di un buon laptop. È inoltre personalizzabile solo lato software: fisicamente resta una tastiera ANSI. Ho creduto di aver bisogno degli adesivi per alcuni caratteri speciali, ma in realtà mi sono abituata dopo meno di un paio d’ore. Quando poi ho scoperto di poter digitare i caporali più facilmente che su Windows, quasi ho pianto XD. Con un utilizzo intensivo e giornaliero, ho avuto quindici giorni circa di batteria. Pesa circa come un Kindle e si porta dietro molto facilmente. Devo ammettere che l’indicatore di carica della batteria è un po’ approssimativo: tramite lo schermo inferiore, tenendo premuta la barra spaziatrice, si può verificare il livello, ma non c’è nessun avviso di carica completata, se non l’accensione di un LED che, da arancione, diventa verde. La carica avviene tramite un cavetto USB-C, in dotazione, che può essere collegato sia a un pc che al muro, con un qualsiasi caricabatterie da 5V, che non è incluso. Lo schermo a inchiostro digitale non ha una risposta velocissima: c’è un po’ di rallentamento rispetto alla pressione effettiva dei tasti, ma non so dire se si tratti di scelta software o di limitazione nativa dell’e-ink, oltretutto io, che non guardo molto lo schermo mentre scrivo, non ne sento molto l’impatto. I produttori dicono che il lag aumenta con documenti molto lunghi, ma la lunghezza attuale dei miei testi non mi ha ancora dato modo di verificare di persona. Per essere una che ha fatto un salto nel buio di circa trecentonovanta euro, sono molto soddisfatta. Complice il lockdown, purtroppo posso limitarmi solo a portarmela in giro per la casa, ma scrivo praticamente senza stare al pc, sulle ginocchia, sulla carrozzina, sul letto, sul tavolo, nell’armadio, sul lavandino, sul fornello, in attesa di poter finalmente scrivere nei parchi e in mezzo al niente. Se scrivete a wi-fi spento, la sincronizzazione avverrà, ovviamente, una volta ripristinata la connessione, e i vostri documenti appariranno nel vostro account Postbox. Se avete abilitato il sync ulteriore su Google Drive, Dropbox ed Evernote, e scrivete utilizzando sistemi di formattazione Markdown e FDX, i documenti appariranno automaticamente formattati nel backup di Drive et similia. Fra lo scrivere lontano da Internet, senza luce diretta dello schermo, su una cosetta con un bel design e su dei bei tasti croccanti, è finita che sto scrivendo, anche ora, un numero di parole che va dalle 1000 alle 1500 parole al giorno, con picchi di 2700. Oltretutto, premendo il tasto send, potrete inviarvi un’e-mail che contiene, in allegato, il testo autogenerato in .txt e PDF. Tramite tre tasti, denominati A, B e C, si va nelle omonime cartelle documenti e si può accedere a un basilare sistema di cancellazione, creazione e selezione di documenti. Io ho il romanzo nella A, le fic nella B e gli articoli nella C. Consiglio l’acquisto della Traveler? Io ne sono felicissima per motivi forse troppo irrazionali XDDD, però il prezzo è estremamente proibitivo: ho risparmiato a lungo, lottando contro il mio buonsenso. La considero un vero e proprio ferro del mestiere, un investimento fatto con il presupposto di far diventare la scrittura una cosa più per lavoro possibile. Probabilmente a prezzo pieno non avrei mai fatto la pazzia, ma non mi pento di averla comprata, anzi, al contrario: ho trovato lo strumento su cui ho praticamente fantasticato una vita XDDDD, scrivo comodamente, con l’esperienza minimale che nessuna app di prima stesura era riuscita a darmi, con la consapevolezza che, dato il costo, dovrò farla fruttare il più possibile, cosa che sto facendo con entusiasmo XDD. Parecchio lo fa la tastiera: con tutto che non è italiana, devo dire che non mi sono mai trovata così bene, scrivere testi lunghi sul tablet era un incubo. Molti lamentano l’impossibilità di copincollare, riscrivere e andare in giro per il testo (anche se, sulla sola Traveler, sono stati introdotti dei tasti con una funzione freccetta), ma è stata concepita come drafting machine, limitata ad un’esperienza di prima stesura, per favorire una scrittura più grezza e meno ponderata, e non per l’editing. Personalmente, io la sto utilizzando anche ora, in fase di riscrittura, ho solo rimandato il processo di revisione alla fine di una singola sessione. Complice la testa “sciolta” dal NaNo, come qualsiasi altro muscolo, scrivere così mi fa filare incredibilmente liscia, come mai avrei pensato di fare prima di adesso. Queste cose sono sempre soggettive, ma posso dire che la Traveler ben si inserisce nell’equilibrio che ho trovato. Non è un acquisto necessario, ed è, secondo il mio parere, inadatto a chi scrive per semplice hobby. Se state pensando seriamente alla scrittura e vi piacciono le cose belle, questa sarà superflua, ok, ma può rappresentare un ottimo aiuto: io ne sto traendo gran beneficio… e comunque Sprinter è una roba favolosa XD!

Conclusione

Questo è il kit che oramai mi assiste nel mio impegno di scrittura in maniera pressoché giornaliera. Mi piacerebbe sapere, in realtà, se avete mai usato qualcuno dei programmi elencati. Ne usate altri, avete avuto esperienze simili con gli stessi, o magari completamente diverse? Sono molto curiosa – e non vedo eventualmente l’ora di scoprire programmi nuovi. Fatemelo sapere nei commenti!

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