[Recensione] Qiu Xiaolong – La misteriosa morte della compagna Guan

Autore: Qiu Xiaolong
Titolo italiano: La misteriosa morte della compagna Guan
Titolo originale: Death of a Red Heroine
Formato: Kindle
Lunghezza stampa: 543 pagine
Lingua: Italiano
Editore: Marsilio (5 maggio 2011)
Prezzo: 7,99€
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Poche cose attirano un’appassionata di true crime annoiata come la promessa di un’intera saga poliziesca ambientata nella Cina degli anni Novanta: la capacità di far girare la macchina di un giallo ben oliato è qualità non da poco, tantopiù se accompagnata da un ensemble di personaggi che non siano ridotti al ruolo di semplici ingranaggi, ma che abbiano un carattere e una voce belli robusti per mostrarti dove, come, quando e perché vivono.
La prima avventura dell’ispettore Cao Chen ci riesce solamente in parte, ma andiamo per ordine.
Agli inizi di maggio 1990, il corpo di una giovane donna, completamente nudo, viene rinvenuto sul ciglio di un canale, alla periferia di Shanghai.
L’ispettore capo Cao Chen, che si trova assegnato a dirigere le indagini, capisce subito che il caso potrebbe toccare qualche nervo scoperto in seno al Partito Comunista e alle sue alte sfere, perché la vittima si rivela essere Guan Hongying, una Lavoratrice Modello della Nazione, emblema vivente della propaganda di Partito. Man mano che l’ispettore procede nelle sue indagini, le circostanze del suo omicidio si fanno sempre più sinistre e politicamente delicate, fino a divenire una seria minaccia per la carriera in ascesa del nostro protagonista.
Laureato in Letteratura Inglese, coltiva aspirazioni letterarie cui può dedicare il suo tempo solo saltuariamente, e il suo lavoro in Polizia non è una scelta del tutto volontaria: le simpatie contro-rivoluzionarie di alcuni membri della sua famiglia gli sono costati una carriera diplomatica che avrebbe avuto brillanti risvolti. Ciononostante, Chen è ligio ai suoi doveri e crede fermamente nella giustizia, motivo per cui continua a cercare la verità sulla morte di Guan, senza farsi condizionare dagli ostacoli che gli sbarrano la strada, facendo appello al senso critico, alla capacità di analisi e alla sensibilità che gli derivano dalla sua formazione letteraria. Non a caso, gran parte del testo è punteggiato di assidui riferimenti alla poesia cinese classica, di cui Chen è prolifico produttore, in modalità che, forse, lasciano un lettore occidentale un po’ perplesso: non solo i riferimenti risultano oscuri per chi non è ferrato in materia, ma ci si chiede se, in Cina, citare la poesia classica sia una cosa così comune come sembra.
Inutile dire che un povero ispettore stressato, che non può seguire le sue passioni ed attinge a quello che sa per fare un lavoro che non gli va a genio, ha riscosso immediatamente tutta la mia simpatia. Lo stesso non si può dire, però, di tutti i personaggi che fanno da cornice, che non sembrano avere un livello di tridimensionalità convincente. Anche quando questo non avviene, e alcui arrivano a sembrare molto più vividi degli altri (l’incontro di Chen con una prostituta di Canton è, secondo me, una delle parti più riuscite del libro, per quel che riguarda la resa di un singolo personaggio), si ha comunque l’impressione che siano piazzati lì per soddisfare un certo ruolo narrativo: la prostituta che ha perso l’innocenza, l’adultera cinica, il cattivo depravato che non ha possibilità di redenzione… insomma, ci siamo capiti.
Questo neo è reso decisamente meno evidente dalla cura impiegata per dipingere le ambientazioni della Cina post-Maoista: Shanghai e Canton sono dipinte con la precisione di chi le conosce bene, con estrema attenzione ai particolari, ma soprattutto, al panorama culturale: intere pagine si dilungano nella descrizione di piatti e manicaretti spesso troppo esotici, sembrerebbe, anche per un avventore autoctono. Curiosamente, l’insistenza in merito alle descrizioni culinarie è uno degli aspetti più piacevoli del libro, che assolutamente va letto DOPO i pasti XD. Questa cura del dettaglio si estende, ovviamente, alla descrizione di tutto il tessuto culturale cinese degli anni Novanta. Il neocapitalismo di questa Cina che si sta aprendo all’Occidente è sconvolta da corruzione, contraddizioni ed ingiustizie, i cui effetti e conseguenze, però, per evidenti che siano, non vengono mai “spiattellate” in faccia a chi legge, e restano il motivo di interesse maggiore per quel che concerne il libro nel suo complesso.
Ma il più grande ed imperdonabile difetto di questo libro è la sciatteria indecente della traduzione, che ricorda le brutte versioni di latino parola-per-parola di uno studente del Liceo. Leggendo, riuscivo a tracciare la struttura delle frasi in inglese come fosse non dico una traduzione automatica, ma quasi, ecco. Ingenuamente, pensavo questo fosse dovuto al triste effetto “doppio filtro” che ha caratterizzato le traduzioni di letteratura asiatica fino ad una decina di anni fa, ovvero la traduzione non del testo originale, ma della sua traduzione inglese. Volendo scaricare il barile su qualcuno, ho pensato che ok, magari chi si è preso in carico la traduzione italiana non sarà stato una cima, ma probabilmente la traduzione inglese dal cinese era un po’ malfatta e l’edizione italiana se ne è portata dietro gli strascichi… invece no.
Mi sembrava strano che a Qiu Xialolong fosse stato concesso un margine tanto ampio di critica nei confronti del Partito Comunista, e infatti così non è stato, dato che vive negli USA dai fatti di piazza Tiananmen. La prima avventura dell’ispettore Chen non è solo il suo primo romanzo, ma anche la sua prima opera in lingua inglese. Se un passaggio dalla lingua cinese vi è stato, è stato nella testa del suo autore: se mi fossi informata prima, avrei di certo comprato l’edizione originale, cui avrei potuto concedere un po’ di rigidità, senza sbuffare verso nessuno.
Paradossalmente, è sulla costruzione del giallo che ho poco da dire, dato che è senza infamia e senza lode: questo, per il genere, potrà essere di certo un punto a sfavore, ma, se questo romanzo non è il libro della vita, sicuramente vi farà passare qualche ora di intrattenimento neanche poi così svagato, ed è probabile che vi stuzzichi abbastanza da proseguire con la saga, come quasi sicuramente farò io.

3 out of 5 stars (3 / 5)

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