[Recensione] Vampyr

Titolo: Vampyr
Uscita: 5 giugno 2018
Sviluppato da: Dontnod Entertainment
Pubblicato da: Focus
Genere: Action RPG
Modalità: Giocatore Singolo
Piattaforma: PC, PS4, Nintendo Switch, Xbox One
Prezzo (versione PC): 19,62 €
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Foto © DontNod Entertainment/Focus

Quale modo migliore di esorcizzare il terrore da pandemia, se non giocando a un gioco ambientato durante l’epidemia di Spagnola del 1918, durante il picco della pandemia di Coronavirus, nell’anno del Signore 2020? Credetemi, nessuno: ha funzionato molto più alla grande di quello che credevo. Certo, non ha eliminato il cagotto che, in zona Lombardia, era più che giustificato, ma sicuramente ha contribuito non poco a farmi passare un bel po’ di serate piacevoli in un periodo in cui c’era ben poco da stare tranquilli. Sì, perché, nonostante Vampyr sia un gioco dalle atmosfere cupe e opprimenti, è adatto anche ai più fifoni: non è un gioco inutilmente splatter o gore, quanto piuttosto un bel videogioco d’atmosfera che scorre come un romanzo gotico, dal quale prende omaggio già dal titolo: The Vampyre è, infatti, il racconto pubblicato nel 1819 da John Polidori, che ha dato inizio al filone più classico della letteratura vampiresca.
Londra, 1918: il nostro personaggio si risveglia in una fossa comune nella quale, a giudicare da quel che possiamo ascoltare attorno a noi, sono state seppellite le vittime dell’influenza. Subito veniamo assaliti dalla sete e ci avventiamo sulla prima vittima di cui possiamo fiutare il sangue caldo, ma l’ultimo gemito della nostra preda ci mette subito al corrente di un’atroce verità: si tratta di Mary, nostra sorella, il che ci macchia di un peccato indelebile.
I panni che vestiamo sono quelli del dottor Jonathan Reid. Noto ematologo, esperto nelle nuove tecniche di trasfusione, è appena tornato dal fronte e, prima di tramutarsi in una creatura della notte, era uno di quei luminari che, dediti alla cura dei suoi pazienti, aveva intenzione di combattere l’epidemia e sconfiggerla. La sua nuova condizione lo pone davanti a un bivio: spegnere la propria sete, approfittando della miseria e della povertà che l’influenza si lascia lungo la sua scia, oppure continuare nella sua missione di salvezza, per ottenere la redenzione? Sarà il giocatore a decidere, in quanto le nostre scelte videoludiche influenzeranno quello che è lo stato di salute dei vari quartieri della città. Potremmo conoscere le storie di vita di ognuno degli abitanti di Londra, carpirne i segreti e decidere se lasciarli vivere oppure morire. Reid si rende conto subito che dietro la Spagnola sembra celarsi un male più oscuro e pericoloso. S’imbarcherà, dunque, nella risoluzione di questo mistero, cercando, fra lettere, scartoffie e interazioni coi personaggi, di ottenere quante più informazioni possibili. La modalità di interazione suddetta si affida ad una dialogue wheel che ricorda soprattutto Dragon Age II, in quanto alcune delle opzioni possono farci saltare indizi fondamentali. Le nostre azioni determineranno il nostro approdo ad uno dei quattro finali possibili. Attenzione al modo in cui deciderete di salire di livello! I punti esperienza accumulati potranno essere spesi soltanto quando andrete a dormire in uno dei vostri nascondigli. Ogni volta che dormirete, tuttavia, lo stato di salute dei vostri pazienti peggiorerà (o migliorerà, se sono stati curati in precedenza) di notte in notte, e vi toccherà curarli per tempo onde evitare di incorrere in risultati catastrofici.
Oltre alla trama affascinante, dal ritmo sincopato, il maggior pregio di questo gioco è la scrittura certosina, raffinatissima: ognuno dei documenti che potremo rinvenire nel corso della partita, ad esempio, aggiunge colore e profondità all’affresco della storia. A livello di lore, in quanto a numerosità e dettaglio, mi è sembrato di rivivere il primo Dragon Age. Tutti i personaggi sono tridimensionali, pieni di sfumature e complessità, impossibile non appassionarsi e, occasionalmente, addirittura restare commossi o scioccati non solo dall’intreccio principale, ma anche dalle fugaci storyline dei comprimari.
Una ulteriore nota di merito va alla colonna sonora, davvero d’effetto, che sottolinea perfettamente il carattere lugubre, degradato e spettrale di questa Londra caliginosa, sinistra e marcescente, che, nonostante qualche libertà storica un po’ troppo azzardata, ha davvero il “sapore” del periodo. I finali, poi, saranno sicuramente in grado di sorprendervi.
Io ho giocato la versione per Switch e devo dire, purtroppo, che il comparto tecnico lascia a desiderare: Vampyr è pieno di bug, c’è poco da girarci intorno. Innumerevoli i freeze, che mi hanno costretta a spegnere più volte la console per riavviarla. Alcuni dei suoi difetti, poi, riguardano la concezione di alcune meccaniche di gioco in sé per sé: ad esempio, compiute delle scelte fondamentali, il gioco salva automaticamente e il checkpoint non sarà più aggirabile. Per esplorare le scelte alternative, verremo costretti a ricominciare la partita. Riconosco che si tratti di un espediente per aumentare il livello di complessità, ma poteva essere gestito meglio.
Nonostante questo grande, grandissimo difetto, me la sento di consigliarvelo? Assolutamente sì: Vampyr è uno di quei titoli che, a dispetto delle sue pecche, è talmente curato sugli altri fronti da essere davvero imperdibile: pur imprecando nel ciclo di spegni-e-riaccendi, devo confessarvi che non vedo l’ora di ricominciarlo per scoprire quali siano i finali rimanenti. Se siete amanti di giochi intensi e immersivi, che non tralasciano la strategia a scapito del buon ritmo, è il gioco che fa per voi, anche se, ahimé! i difetti del lato tecnico potrebbero mettere alla prova la vostra sospensione di incredulità. Mi dicono che la versione PC faccia del suo meglio per non esplodere, pertanto è quella che vi consiglio e che conto di provare entro breve.

4 out of 5 stars (4 / 5)

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